JACKIE BROWN

Jackie Brown è il terzo film di Quentin Tarantino, un film che tutti aspettavano e che forse a deluso i più che si aspettavano un Pulp Fiction 2. In realtà Jackie Brown è uno dei migliori film di Tarantino dove ha saputo miscelare il plot di partenza del suo scrittore preferito Elmore Leonard, Rum Punch, in Jackie Brown. Già nel titolo ci troviamo di fronte ad una doppia citazione: essendo un omaggio alla Blaxploitation, Tarantino rispolvera quel Foxy Brown di cui era sempre protagonista Pam Grier e riscopre anche il film Gli amici di Eddie Coyle diretto da Peter Yayes dove uno dei protagonisti ha appunto il nome di Jackie Brown. Dopo il salto qualche info sulla trama e le interviste.
Interpretata magnificamente da Pam Grier, Jackie è una hostess che arrotonda lo stipendio per trasportare di contrabbando del denaro per conto di Ordell Robbie (Samuel L. Jackson) un mercante d’armi che passa il suo tempo con una bionda strafatta di nome Melanie (Bridget Fonda) e il suo socio appena uscito di prigione Louis Gara (Robert De Niro). Le cose si complicheranno quando uno dei suoi scagnozzi, Beamount (Chris Tucker) rivelerà qualche informazioni di troppo agli sbirri Mark Dargus e Ray Nicolette. Per sapere di più della trama e delle curiosità vi rimandiamo all’ottimo capitolo su Wikipedia.
Il film di Tarantino delude chi si aspettava più exploitation, più sangue e violenza dopo Reservoir Dogs e il già citato Pulp Fiction, ma in realtà il suo è un salto verso l’alto che lo porta a comporre un film che inizialmente lascia rosolare lo spettatore per poi fargli gustare il meglio del suo cinema. Per chi non l’abbia ancora visto corra a vederlo mentre qui sotto trovate due interviste al regista di culto molto interessanti sugli anni della sua formazione cinematografica.
“Orgoglioso di possedere una cultura nera”
intervista a Quentin Tarantino di Samuel Blumenfeld (da Le Monde del 2 aprile 1998)
“Andavo in una scuola della periferia di Los Angeles, essenzialmente frequentata da neri, dove avevo tutti i miei amici. Mia madre usciva spesso con dei neri, cosa che non era così frequente negli anni Settanta per una donna che abitava in una grande città. Aveva sedici anni quando mi ha avuto. Non ho mai conosciuto mio padre e sono stato allevato in parte dalla migliore amica di mia madre, Jackie Watts, che era nera. Jackie Brown intende rendergli omaggio. Per familiarizzare con me, gli amichetti di mia madre mi portavano spesso con loro a dei concerti o al cinema. E’ così che ho conosciuto il cinema nero, i film della blaxploitation. Il primo che ho visto è stato Black Gun, con Jim Brown e Martin Landau. Era a Downtown L.A. A quell’epoca si potevano vedere tutti i film di genere in superbe sale. Adesso (quelle stesse sale) sono tutte in rovina. E’ in una di quelle che aveva avuto luogo la ‘prima’ di Nascita di una nazione. Per arrivare alla sala cinematografica, bisognava percorrere Broadway Avenue. Il percorso era costellato da cartelloni giganti di Bernie Casey, Jim Brown, Fred Williamson, le stars del genere. Nella mia testa, m’immaginavo una ‘Black Broadway’, una porzione della città che si sarebbe potuta battezzare ‘Black Hollywood’.
La blaxploitation ha cominciato a battere le ali a partire dal 1976, per sparire nel 1978, ma i films sono stati proiettati ancora molto tempo dopo. Io ho potuto recuperare il mio ritardo, in una sala del mio quartiere, il Carson Twins Cinema. In quella sala ho visto Coffy e The Mack in double bill (doppio spettacolo), Cooley High, J B’s Revenge e Cornbread, Earl and me in triple bill (triplo spettacolo). Ho scopertoThe Disco Godfather con Rudy Ray Moore a Hawthorne, la cittadina nella quale abita la protagonista del mio film Jackie Brown.
Quando ero adolescente, ero incredibilmente orgoglioso di possedere questa cultura. Oggi mi accorgo che la blaxploitation ha rappresentato un tentativo unico di creare un mondo nero, esattamente nel momento in cui la comunità afro-americana si affermava sul piano artistico, economico e politico. Si è sovente stigmatizzata la violenza presente in questi films, ma il genere era assai più ricco. Mi ricordo di un personaggio al quale per calmarlo, veniva iniettato dell’olio di motore nelle vene. Questa durezza, rifletteva semplicemente l’atmosfera del ghetto. In Jackie Brown, c’è una sequenza alla quale tengo particolarmente: quella in cui Ordell uccide freddamente Beaumont, dopo averlo convinto a ranicchiarsi nel baule della macchina. Mostra poi il suo corpo a De Niro e gli spiega perché ha compiuto un simile gesto. Di colpo, la sua spiegazione diventa molto coerente. Per lui, per il genere d’individuo che è (Ordell) e il mondo nel quale egli si muove (che è lo stesso mondo di Beaumont) era divenuto inevitabile liquidare il suo vecchio partner.
Mi dico spesso che se non fossi divenuto regista, avrei finito per sprofondare nella delinquenza, in quei piccoli miserabili intrallazzi che mi avrebbero condotto dritto in gattabuia. Non sarei mai stato Tarantino, sarei diventato Ordell.
Un altro aspetto appassionante della blaxploitation riguardava la maniera in cui il genere dettagliava il comportamento del criminale e degli altri parassiti che ingombrano la società. E’ il personaggio del magnaccia interpretato da Max Julien inThe Mack, il migliore film della blaxploitation insieme a Coffy. Il magnaccia rappresenta la professione più abbietta che si possa immaginare. Ma una volta stabilito questo preambolo, il film vi presenta questo mestiere con uno sguardo pressoché hawkesiano, con quella volontà di cogliere il professionismo in azione. Vi viene freddamente spiegato quello che un tizio deve saper fare per sbarazzarsi di un pappone (mac) rivale o picchiare una prostituta. Ma nessun giudizio morale viene espresso su questi atti, il film si concentra interamente sul metodo da impiegare per divenire un magnaccia efficace. Hawks mostrava la stessa cosa con i piloti di Solo gli angeli hanno le ali. Priest, il personaggio principale di Superfly è un dealer di cocaina. Un’altra professione indegna. (In quest’ultimo film) viene spiegato che questo mestiere era in effetti l’ultimo lasciato libero dai bianchi a questo poveraccio il quale, non poteva uscirne giocando con le regole abituali. Superfly sosteneva che un nero doveva assumere il proprio destino al posto di abbandonarlo nelle mani dell’uomo bianco. Era un discorso assolutamente nuovo nel cinema, e curiosamente, dalla sparizione della blaxploitation, nessuno ha riempito questo spazio.
Ho sempre pensato che le frontiere della società americana siano più economiche che razziali. I neri del South Bronx hanno talvolta più denaro che i bianchi dell’ovest della Virginia. Si potrebbe dire che i film dei rednecks degli anni Settanta, i bianchi poveri del Sud, gli hillbillies, sono dei derivati bianchi dei neri della blaxploitation, con una propria cultura, un proprio folklore e le proprie mitologie. E’ Robert Mitchum inThunder Road per esempio, o Burt Reynolds in White Lightning.
La blaxploitation ha incontrato un successo considerevole nella comunità nera, ma la sua intelligentsia e i suoi leader politici, non hanno mai cessato di denigrare questi film a causa dell’immagine, sedicente negativa dei neri che essi veicolavano.
Questo mostra a quale punto l’intelligentsia nera fosse bloccata. Per la prima volta nella storia dell’America, un cinema nero emergeva, a lato di un cinema bianco, con il suo star-system, i suoi musicisti, i suoi registi e i suoi sceneggiatori. Questo cinema è morto a causa della sua mancanza d’ispirazione – molte compagnie indipendenti hanno finito per uccidere la gallina dalle uova d’oro – ma soprattutto, non gli è stata concessa la chance di esistere.”
“Pam Grier: ‘Nessuna attrice bianca le assomigliava’”
di Quentin Tarantino (da Le Monde del 31 marzo 1998)
Spiega Quentin Tarantino: “lei è stata la prima, e per lungo tempo la sola donna, a poter sostenere il ruolo di vedette nei film d’azione. Quando la blaxploitation ha cominciato a produrre le sue prime stars occorreva sempre trovare un equivalente bianco. Si poteva facilmente cadere su un articolo di giornale che parlava di Jim Brown, la star di Slaughter come il ‘Clint Eastwood nero’, o che comparava il Fred Williamson di Black Caesar a Burt Reynolds, o Jim Kelly l’eroe di La cintura nera a Bruce Lee. Era impossibile costruire tali comparazioni con Pam. Lei era completamente unica, nessuna attrice bianca le assomigliava. Da allora non ho mai visto un’attrice di tale statura…Lei ha certamente il suo gruppo di produzioni discutibili, ma queste non hanno mai intaccato la sua aura. Non molto tempo fa mi sono incontrato alla televisione con Whoopi Goldberg. Nei corridoi mi ha confessato fino a che punto era orgogliosa di vedermi fare nuovamente lavorare Pam e che lei faceva vedere le cassette dei suoi films ai suoi figli.”

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