DAISY DIAMOND

Daisy Diamond è un film danese del 2007 diretto da Simon Staho. Un film sulla ricerca della libertà e dell’indagine stessa a una remota possibilità di libertà. E’ un dramma di una forza dalla quale non ci si riesce a difendere. Il film si fà custodia del tema caro a Lynch espresso soprattutto in Mulholland Drive: la verità nella finzione della recitazione, la vita come un teatro di recitazione. Ma per la nostra protagonista, interpretata da una bravissima Noomi Rapace, più che una recita la vita è una continua audizione a vuoto. Un’audizione fallita non solo riguardo al sogno che Anna insegue, nonostante tutte le difficoltà, di diventare un’attrice, ma anche riguardo alle grandi prove della vita.
Anna è una ragazza-madre svedese ed ha una bimba di 4 mesi nata dalla violenza inflitta dal suo ragazzo, in seguito alla quale decide di partire per la Danimarca – dal momento che anche la sua famiglia perbene le volta le spalle. E in più Anna non ha latte e sua figlia, Daisy, non ha intenzione di mangiare altro. Si devono arrangiare con pochi soldi, non hanno una carrozzina né un fasciatoio né una culla. Anna la porta con sé a tutti i provini per film, sistemata dentro una borsa da ginnastica imbottita di coperte, e Daisy finisce sempre con lo strillare a squarciagola. Sono sole. Ma soprattutto Anna è sola, e l’unica con cui si confida e parla è Daisy.
Ci sono monologhi intensissimi e altrettanto grevi che vediamo nel film pronunciati da primissimi piani dell’attrice: “Mi odi perché ti ho forzato in questo mondo. Chi sei? Dovrei venderti e fare un po’ di soldi. Non volevi venire al mondo. Ho lottato 23 ore per farti venire al mondo. Sai una cosa? Anche se piangerai e griderai per tutto il resto della vita, io ti amerò sempre più di tutto il resto.” I momenti di tenerezza sono sempre seguiti dal rancore che la madre le porta: ora ha i seni come sgonfiati e nessuno la vorrà. Contenta piccola Daisy? Le dice. Poi si scusa e le dice che era una cosa stupida da dire. Non può fare niente per colpa della bimba, che tutto quello che fa è piangere. Non la sopporta più. Per dormire prende i tranquillanti. Cerca di studiare i copioni ma viene sempre interrotta dai pianti disperati di Daisy. Ogni audizione, in cui Anna recita rigorosamente una parte che corrisponde in tutto e per tutto alla sua vita, tanto che all’inizio si confonde sempre se è realtà o finzione, finisce per andare male: vuoi perché Anna è stanca e la notte ha dovuto calmare Daisy, vuoi perché il suo accento danese non è perfetto, vuoi perché Daisy interrompe le prove. Anna non ce la fa più. Una notte, non ci sono i pannolini e non ci sono più soldi, Anna affoga la figlia nella vasca da bagno. In un raptus di disperazione, sfinimento e follia. Continuano i provini della giovane attrice, Anna ha solo 22 anni. E iniziano i ricatti sessuali. Un giovane regista le chiede di andare a casa sua e di considerarlo un casting per consigliarla ad altri registi. Inizia il senso di colpa lacerante, iniziano i dialoghi immaginati con una Daisy già bambina, che può parlare e che dice: “Ero qualcosa di speciale. Hai mai pensato a questo?” Continuano i ricatti sessuali da cui Anna si ripara psicologicamente con una freddezza totale. Una donna regista di cartoon la invita a cena, per poi proseguire a casa, una donna viscida, cinica e disumana ma che ha un ruolo importante per districare certe tematiche del film. Con assoluta noncuranza infatti la giudica così: “Sento che sei una vera attrice, niente ti tocca veramente, sei libera da ogni vero male. Se qualcosa ti tocca, lo usi in scena. T’invidio questa superficialità. Quando sarai vecchia, col culo sfondato e il seno spolpato, il dolore perché nessuno ti vede più è l’unica cosa che farà di te una vera attrice.” Finché Anna riesce finalmente a diventare un’attrice: una pornoattrice, taglia i capelli per poter indossare la parrucca. Deve cambiare nome: sceglie quello di Daisy Diamond. Poi lavora come accompagnatrice in un’agenzia di appuntamenti hard. Ma in fondo è una recita. Ed è un’attrice adesso più che mai. Ma i rimorsi per Daisy la sovrastano: non può essere salvata in nessun modo. In piedi sul parapetto pensa di raggiungere Daisy e pensa che tra un momento non ci sarà più nulla. Invece, prima, decide di affrontare il suo passato e chiede a quel primo regista di fare un film che racconti la sua storia. Gli lascia tutti i diritti. Per la prima volta nel film viene chiamata con il suo nome, Anna. Tutto questo avviene poco prima di purificarsi, Anna raggiungerà Daisy dalla stessa vasca dove aveva sporcato di dolore l’intera sua vita. Troppe vite nelle mani di Anna, che ha fatto le prove ogni giorno ma non è mai riuscita a prendere la parte. Una storia difficile, che non lascia libertà di giudizio, sfaccettata e complessa, in cui emergono come giganteschi e per-sempre-freddi iceberg, la violata libertà di Anna, come donna e come madre, la sua impossibilità di chiedere aiuto e la disperazione della solitudine, non sofferta in quanto tale, ma causa di mancato rispetto per se stessa, irrazionalità e devastazione interiore. E nonostante ciò, l’irraggiungibile assoluzione della colpa che finisce con l’ucciderla. Un dramma forte e mai patetico, lunghissimi primi piani di Anna che non ci si stanca mai di guardare, di capire, di voler aiutare, e lunghissime urla di Daisy da cullare.
Inedito in italia, il dvd del film è disponibile su Amazon.
Claudia Selmi
Thanks to Fridamagazine

Filed under: drammatico | 1 Comment
Tags: Daisy Diamond, infanticidio, Noomi Rapace, Simon Staho
Questo film sembra veramente interessante. Peccato che le novità interessanti non arrivino mai in Italia