BUFFALO ‘66

16Apr09

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Buffalo ‘66 è il film d’esordio come regista di Vincent Gallo che ne firma anche la sceneggiatura. Un film molto diverso dal successivo e discutibile The Brown Bunny, Buffalo ‘66 è una pellicola toni autobiografici in cui Billy, il protagonista intepretato da Gallo, esce di prigione e dovendo fare visita ai suoi genitori a Buffalo rapisce una ballerina di nome Layla (Christina Ricci) chiedendole di recitare la parte della sua fidanzata. I genitori di Billy (Anjelica Huston e Ben Gazzara) lo trattano come un figlio non voluto, e la madre non lo sopporta perché il giorno in cui è nato i Buffalo, la sua squadra del cuore, ha perso.  Buffalo ‘66 è un film girato con uno stile Retrò, che guarda alla Nouvelle Vague di Godard e in cui predomina una forte componente autoriale, indipendente e minimale.

A causa del particolare carattere di Gallo, dopo aver girato il film la Ricci ha annunciato che non avrebbe mai più lavorato con Gallo per le sofferenze subite sul set, per capire meglio le sue ragioni leggetevi l’intervista alla Ricci realizzata da Timeout. La scena finale al ritmo di “Heart of Sunrise” degli Yes è memorabile e qui grazie a Simona Marletti che ha raccolto l’intervento e  Cineblog trovate una parte del monologo/incontro tenutosi al Teatro Dal Verme durante la rassegna del Milano Film Festival:

“Quand’ero bambino mia madre aveva un negozio di parrucchiera. Io passavo molto del mio tempo con lei e adoravo sfogliare le riviste patinate che aveva in negozio. A quell’epoca ero un grande fan degli Yes che in quel periodo, negli anni ‘70, attraversavano il loro periodo di maggior successo. Il mio idolo era Chris Squire, ero ossessionato da Chris Squire. A dire la verità ho passato metà della mia vita a chiedere a chiunque se lo conoscesse. Il mio più grande sogno è sempre stato quello di poterlo incontrare. Quando ho cominciato a lavorare ad Hollywood, la prima domanda che rivolgevo a tutti quelli che mi venivano presentati era invariabilmente “scusa, per caso conosci Chris Squire?” Perfino a Marlon Brando, nel corso dell’unico incontro che io abbia mai avuto con lui, dopo il primo minuto di presentazioni e convenevoli ho chiesto “scusa, per caso conosci Chris Squire?” Quando ho cominciato a lavorare a Buffalo 66 ho deciso che avrei utilizzato un brano degli Yes come colonna sonora per una delle sequenze chiave del film. Mi immaginavo che, una volta che il film fosse uscito, avrei ricevuto una telefonata “salve, mi chiamo Chris Squire, vorrei dirti che ho trovato assolutamente geniale il tuo film”. Purtroppo, scoprii che era praticamente impossibile ottenere i diritti discografici per poter utilizzare la musica degli Yes. Cominciai a frequentare la figlia di uno degli altri membri della band, sperando di poter arrivare, attraverso di lei a suo padre e all’ottenimento dei diritti. Ma quando la ragazza finalmente mi presentò il padre, questi mi disse che tutti i diritti sulle loro canzoni erano stati ceduti anni prima ad un’altra casa discografica e lui non aveva modo di aiutarmi in alcun modo. E di Chris Squire continuavo a non trovare traccia. Quando ormai mancavano meno di 24 ore al termine che mi era stato posto prima di essere costretto a terminare il film, con o senza il brano musicale che avrei voluto, ero in uno stato di totale disperazione, ero distrutto. Pioveva, andai a cena in un ristorante e vidi ad un tavolo una delle interpreti di Melrose Place. Io la guardai, lei mi guardò…e quando usci per far ritorno alla macchina lei mi seguì nel parcheggio. Abbiamo fatto sesso in macchina, sotto la pioggia, al freddo. Poi siamo andati a casa mia. Io non riesco a dormire se c’è qualcun altro nel mio letto, quindi durante la notte mi alzai e mi trasferii in soggiorno per continuare a lavorare al film. Dopo un po’ lei mi raggiunse e si mise a guardare le immagini sullo schermo. “Che strana scena” commentò. Io le spiegai furioso che di lì a poche ore sarei stato costretto a finalizzarla con una colonna sonora differente da quella che avrei voluto, perchè per quanto avessi cercato e bussato ad ogni porta non ero riuscito ad ottenere i diritti per l’utilizzo della musica degli Yes. “Gli Yes?” disse lei. “Qualche mese fa frequentavo un produttore discografico…e mi sembra di ricordare che lui detenesse i diritti sulla loro musica…” Nel giro di un paio d’ore e qualche telefonata, la ragazza riuscì a farmi ottenere i diritti. Ero al colmo della felicità, pieno di gratitudine l’ho persino frequentata per una decina di giorni! Quando poi il film arrivò nelle sale, il mio cellulare squillò. In quel periodo ero pieno di debiti, per finire il film avevo chiesto prestiti a chiunque, ero debitore di metà popolazione di Los Angeles. “Buon giorno, vorrei parlare con Vincent Gallo” e io “No, no c’è, non è qui, è morto! Chi lo cerca?” “Sono Chris Squire, sto cercando Vincent Gallo.” All’inizio ho pensato che fosse uno scherzo di cattivo gusto e stavo per riattaccare. Poi ci siamo messi a parlare…e salta fuori che era davvero Chris Squire!! E salta fuori anche che, in tutto quel tempo, aveva sempre abitato tre case oltre la mia. Nel giro di due minuti stava suonando il mio campanello. Era molto cambiato rispetto alle foto ed ai poster che avevo attaccato nella mia camera negli anni ‘70, ma è stata comunque l’emozione più grande della mia vita potergli finalmente stringere la mano!”

 

Inoltre vi riporto l’intervista realizzata a Vincent Gallo da Maria Stella Taccone per ReVision:

 

“Billy Brown è l’uomo che sarei potuto diventare se mi fossi lasciato andare e non avessi reagito”, spiega l’attore. E aggiunge: “Provo molta tenerezza per questo personaggio: è al tempo stesso commovente e incredibilmente buffo”. 

- Layla col suo vestitino celeste e le scarpe argentate da ballerina è la rappresentazione di quale figura femminile della sua vita?

“Layla è la donna dei miei sogni”. 

- Lo è anche Christina Ricci che ha voluto nei panni della protagonista femminile di questa storia?

“Se l’aveste vista prima del trucco non mi avreste mai fatto questa domanda! Scherzi a parte, adoro Christina, sono un suo fan da quando la vidi recitare in Sirene. Ricordo che ero entrato in quel cinema solo per appartarmi con una ragazza, ma quando vidi la piccola Christina ne rimasi talmente folgorato da dimenticare completamente la ragione per cui ero lì. La mia passione per lei rasenta la follia, pensate che ho visto ben 20 volte quell’orrendo film che è La Famiglia Addams. Trovo che Christina sia un’attrice molto generosa, professionale e bella… E’ inoltre l’unica collega, oltre Maryl Streep, con cui sono rimasto in rapporti di amicizia dopo averci lavorato insieme”. 

- Dobbiamo dunque pensare a lei come a un attore difficile?

“Mah, non so. Una cosa è certa, mi odiano tutti”. 

- Che tipo di regista è invece?

“Come regista sono spietato, un vero bastardo, pensate che per togliere a Christina il vizio di arrivare tardi, dopo averle fatto compilare una lista delle persone del cast che le stavano più simpatiche, ho minacciato di licenziarne una ad ogni suo ritardo sul set”. 

- Quali sono i suoi modelli cinematografici?

“Non mi sento influenzato da altri cineasti, pur amando tantissimo il cinema, in particolare quello europeo. Sento invece molto l’influenza della fotografia e dell’arte, soprattutto della pittura”. 

- Ha parlato di cinema europeo. Chi le piace tra i registi del vecchio Continente?

“Quando ero ragazzo i miei registi preferiti erano Bresson e Fassbinder, ma amavo ed amo moltissimo anche tutto il cinema italiano che va dagli anni ‘50 a metà dei ‘70. Il mio mito è in assoluto Pasolini, mentre il mio film preferito è Il Bell’Antonio di Bolognini”. 

- Il film è piuttosto caustico nei confronti della sua famiglia. Come hanno reagito i suoi genitori?

“Mio padre non ha voluto vedere Buffalo ‘66. Mia madre è invece venuta con me all’anteprima. Ha pianto molto mentre veniva proiettato il film e più tardi, mentre eravamo a cena con amici, ha ammesso di essere stata una madre orribile. E’ stato il giorno più bello della mia vita!”. 

- A cosa aspira come regista?

“A fare film sempre più radicali. Non voglio essere come quei registi che si dichiarano indipendenti ma in realtà aspettano solo che Hollywood li chiami”.

 



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