Mala Noche
Mala Noche è il primo lungometraggio di Gus Van Sant. Dopo svariati corti tra cui il cortometraggio The Discipline of D.E. basato su un racconto di William S. Borroughs, il regista di Portland realizza il suo primo lungometraggio adattando il romanzo autobiografico di Walter Curtis, poeta dell’Oregon. Il film è girato in 16mm e in bianco e nero a parte gli inserti in cui Walt e i messicani giocano a filmarsi con una 8mm. Girato a Portland la pellicola vede protagonista appunto Walt Curtis (Tim Streeter) un commesso di un drugstore che s’innamora di un giovane messicano che ha appena varcato il confine con altri suoi amici di sventura. Il film trasuda una particolare visione a cui Van Sant è ritornato a cavalcare (Gerry, Elephant, Last Days e l’ultimo Paranoid Park), un ritorno al cinema d’autore, dopo una parentesi di film più commerciali. Molto interessante è l’uso della fotografia che per scelta stilistica e forse anche per l’esigenza di dover girare senza troppe luci, infatti il film è scolpito con tagli, squarci di luce in un profondo nero come la notte. Per chi volesse recuperarlo, il romanzo è edito da Newton Compton Editori.
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Tags: Arthouse, Gus Van Sant, Mala Noche
Bubble

Bubble di Steven Soderbergh è il primo film di una serie di sei commissionati dalla HdNet. Il film racconta la storia di tre operai la cui vita ruota attorno alla fabbrica di bambole in cui vivono. Un ritratto della provincia americana attraverso la routine quotidiana satura di colazioni al bar del paese, il lavoro alienante qual è quello di inserire occhi nelle teste di gomma delle inquietanti bambole, pause pranzo alle macchinette dispensatrici di snack della fabbrica. I protagonisti di questa vita operaia sono Kyle, un giovane che non ha finito il liceo a causa dei suoi problemi d’ansia (storia vera del non attore) e Martha, una operaia dai capelli rossi, cinquantenne, rimasta sola ad accudire suo padre. S’intravede un amicizia morbosa da parte di Martha nei confronti di Kyle, cosa che sarà la miccia per ciò che accadrà successivamente. La situazione ovviamente modifica il suo stato di stasi dopo che nelle loro vite giunge Rose una nuova operaia. Tra Rose e Kyle sembra instaurarsi qualcosa ma presto Rose si dimostra essere quel tipo di persona che usa gli altri per i propri interessi, e questo varrà anche per Kyle. L’arrivo di Rose crea invidia nell’obesa e morbosa Martha fino portarla a compiere un atto tragico di cui non si renderà conto se non alla fine del film.
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Tags: , Bubble, Steven Soderbergh
Possession

Possession di Andrzej Zulawski è un film al di fuori degli schemi. Il regista polacco ci racconta la storia di Marc, interpretato da Sam “In the mouth of the madness” Neil, e Anna, incarnata da Isabelle Adjani in maniera memorabile nella sua interpretazione migliore. Marc e Anna sono sposati e hanno un figlio ma c’è qualcosa che non va nella loro relazione. Marc scopre che sua moglie ha un amante che si rivelerà del tutto particolare. Infatti l’amante che Anna nasconde al marito è un essere tentacolare realizzato da Carlo Rambaldi e in cui è facile trovare un rimando alle creature Lovercraftiane. La creatura diventa un segreto da nascondere e Anna è pronta a tutto pur che il marito non scopra quello che sembra essere un parto della sua mente, una trasfigurazione della sua relazione con Marc. Le interpretazioni di Sam Neil e Isabelle Adjani sono meravigliosamente al di sopra delle righe, urlate e il film dev’essere nato nella testa di Zulawski dopo un suo divorzio tormentato. Un film eccessivo, crudo verso il quale è impossibile rimanere indifferenti, scritto in appena dieci giorni a New York in cui l’autore ha condensato tutte le sue vicissitudini private e professionali legate alla censura.
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Tags: isabelle adjani, possession, rambaldi, sam neil, zulawski
2:37 - Two Thirty 7

2:37 di Murali K. Thalluri è un film Australiano che parla di disagio giovanile, argomento certo non nuovo e lo affronta in un modo che ricorda Elephant visto che la struttura utilizzata dal regista ricalca quella della pellicola di Gus Van Sant.
Il film parte dalla fine, da un suicidio che ovviamente non viene mostrato ma solo suggerito per poterci permettere di scoprire le vite dei personaggi che lo compongono con questa triste certezza. E alla fine il personaggio che si toglierà la vita è forse vittima del sentimento più triste: l’indifferenza, ed il film ne è pieno, pieno di persone alienate in una continua non accettazione delle diversità.
Il film è presumibilmente tratto da una storia vera. Da vedere per gli ottimi attori non professionisti e per la costruzione strutturale costruita con maggior complessità rispetto al film cui sembra essersi ispirato per l’impianto narrativo oltre che per l’argomento.
2:37 è notevole debutto, interessante opera prima di un regista che ha saputo raccontare il disagio giovanile in un liceo australiano, visto la sua giovane età di ventidue anni.
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Stereo / Crimes of the Future

Dopo i primi cortometraggi Transfer e From the Drain (che potete vedere cliccando qui), David Cronenberg realizza due lungometraggi, Stereo e Crimes of The Future. I due film hanno parecchi punti formali in comune: Entrambi si svolgono all’interno/esterno di algide e scarne architetture, edifici abbandonanti da ogni presenza di civiltà in un prossimo inquietante futuro. Stereo del 1969 e Crimes of the future sono entrambi ambientati in una sorta di limbo in cui regna la solitudine e un isolamento dal resto della società. Nel primo film i protagonisti sono i soggetti dello studio della telepatia, (sulla quale Cronenberg tornerà a confrontarsi con Scanners), stati alterati di coscienza e esplorazione della sessualità. I film sono stilisticamente molto simili, seppur Stereo sia girato in bianco e nero, entrambi presentano similitudini sul piano del contenuto e della forma. Per quanto riguarda la forma entrambi sono stati girati senza audio a causa del rumore della macchina da presa 35mm usata da Cronenberg. Il film è accompagnato dal voice over del protagonista che ci racconta ciò che sta accadendo. A differenza di Stereo, Crimes of the Future è supportato supportato da una colonna sonora satura di rumori ed effetti sonori. Il protagonista di quello che potremmo definire un dittico complementare è Ronald Mlodzik che ha iniziato e continuato la collaborazione con Cronenberg con Shivers e Rabid.
Nel primo film girato dal ventiseienne autore canadese assistiamo alla sperimentazione della telepatia, la comunicazione tra due menti senza l’uso della parola. Per investigare i poteri della mente i sette protagonisti sono stati sottoposti alla rimozione di quella parte del cervello che permette all’uomo di parlare, in modo da poter concretamente creare la premessa per la comunicazione telepatica.
Nel secondo film girato l’anno successivo Cronenberg immerge il protagonista Adrian Tripod il direttore di una ex casa di cura per pazienti con problemi causati dai cosmetici e ora convertita in “Casa della pelle” in…
Potete recuperare i due film in una edizione dvd che li riunisce entrambi.
Buona visione.
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Tags: crimes of the future, Cronenberg, frome the drain, Ronald Mlodzik, scanners, stereo, transfer
Waiting…

Waiting… sembra una fotocopia slavata del mitico Clerks di Kevin Smith, ovvero una giornata nella vita di giovani, in questo caso, waiter e waitress. Attraverso le vite di camerieri e cameriere dello Shenanigan’s Restaurant, classico ristorantino americano dove si servono bistecche e hamburger. Si vorrebbe sublimare la tesi che la vita è come lavorare in un ristorante, sempre in attesa di un ordine da qualche cliente rompipalle mentre si sopportano i sopprusi del proprio capo e si sopravvive agli irascibili cuochi delle cucine. La cosa non riesce troppo bene e il buon vecchio Clerks resta imbattibile. Inoltre i personaggi dei due ragazzini bianchi che si atteggiano da “Negri”, rappano e si fumano dei gran cannoni ricordano un po’ troppo Jay e Bob. Il cast comprende Ryan Reynolds (figlio di Burt “Un tranquillo week-end di paura” Reynolds) recita la sua parte del belloccio cazzone con problemi di eiaculazione precoce, Anna Faris (gustatevela strafatta in Smiley Face di Araki), una cameriera moderatamente sexy mentre Justin Long recita la parte del tizio che meriterebbe di più dalla vita che servire degli stronzi ai tavoli di un ristorantino di periferia.
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Tags: Anna Faris, Clerks, Gregg Araki, Kevin Smith, Ryan Reynolds, Smiley Face, Waiting